con.divisione

Un'espressione perplessa, un miscuglio di solitudine e smarrimento. Dall'immagine di copertina ecco cosa sembra percepire un'ignara spettatrice che si avvicina al teatro. Mentre ancora ci si agghinda per fruirne, il teatro si spoglia, esce dagli schemi di spazio convenzionale, sia per necessità artistiche che per esigenze produttive, per essere sempre più rintracciabile in luoghi che possono sembrare inadeguati a ospitarlo. A Occhiobello tutto ciò succede da dieci anni. All'interno di un edificio che nel tempo aveva perso la sua funzione originaria, il desiderio di condividere realmente, a fronte di una comunicazione virtuale sempre più dilagante, è stato il motore che ha permesso di resistere alle difficili dinamiche logistiche che, da sempre, prevedono il montaggio-smontaggio del palco e l'allestimento della sala per ogni appuntamento del cartellone.
La condivisione col pubblico, in questi anni, mi ha fatto comprendere come la volontà di partecipazione sia già un'aspirazione di crescita, un'esperienza teatrale e di vita che a Occhiobello inevitabilmente è offerta nella sua essenza. La maggior parte di coloro che frequentano questo teatro ne notano senz'altro le indubbie carenze, ma ciò che li induce a tollerarle credo sia il frutto di un bene insostituibile: il contatto ravvicinato con chi sale sul palco per condividere i frammenti di uno specchio di vita che riporta l'attenzione alla persona, restituendole valore.

Marco Sgarbi
Direttore artistico

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